GRANDE FIUGGI, SEI RICCA MA NON LO SAI

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La Fonte Bonifacio VIII è l’unica “architettura  di eccellenza” della provincia di Frosinone – La club house del golf, il Muraglione e il Centro pastorale diocesano sono tra le “opere di recente costruzione” più importanti del Lazio

di  ALESSANDRO GRANDE

Grande Alessandro

Anche quest’anno il DGAAP, ente del Ministero per i beni culturali che si occupa dell’architettura moderna e delle periferie, ha aggiornato il suo censimento delle architetture del secondo ‘900 stilato con il preciso obiettivo di valorizzare il patrimonio della più recente architettura italiana. In questa lista di edifici è presente anche Fiuggi e questo è stato uno spunto per me per una serie di riflessioni che ho il piacere di condividere con i lettori del giornale. Troppo spesso tendiamo a pensare a Fiuggi come un luogo che ha vissuto anni di grande splendore soltanto all’inizio dello scorso secolo e, a dire il vero, in questo periodo ha saputo produrre architetture davvero degne di nota con il complesso del Grand Hotel, il Palazzo della Fonte, i villini in stile liberty che sono quì a ricordarcelo ogni giorno. Ma quanto sappiamo della nostra architettura più recente? Davvero diamo la giusta dignità a questo patrimonio di inestimabile valore? Penso sia giusto partire con qualche piccolo numero: il Lazio vanta 539 opere nel censimento, divise in tre categorie: opere di eccellenza, opere notevoli ed opere di recente costruzione. Fiuggi può vantare in questo elenco 4 titoli: il complesso Termale della Fonte Bonifacio VIII di Luigi Moretti, “Il Muraglione” e l’edificio Club House dell’architetto Palpacelli ed il centro Pastorale della Diocesi Anagni – Alatri dello studio M+M. Da sottolineare come l’unica architettura d’eccellenza della provincia di Frosinone sia la nostra Fonte Bonifacio VIII. Se aggiungiamo alle architetture citate in precedenza che per fortuna sono tutte fruibili alla popolazione le decine di alberghi ormai abbandonati, risorse enormi in attesa di  un’occasione, possiamo senza dubbio dire che Fiuggi gode di quella che si potrebbe dire una ricchezza che le risulta difficilmente spendibile, ma l’unico modo per rendere tutto ciò un vero patrimonio comune è valorizzarlo. Avere una ricchezza e non saperla valorizzare è come non averla e per questo bisogna fare in modo che queste eccellenze abbiano un ruolo nella vita presente ma soprattutto in quella futura della nostra comunità. Purtroppo, il periodo natalizio non ha portato dei bei regali alla nostra cittadina da questo punto di vista: nell’ordine abbiamo visto chiudere due pietre miliari della nostra storia architettonica come il Teatro nel complesso del Grand Hotel di Giovan Battista Giovenale ed il Palazzo della Fonte di Garibaldi Burba. Sebbene tutti ci auguriamo che queste due chiusure siano soltanto temporanee, ed in questo va accolto con enorme soddisfazione da tutti i noi l’atto che impegna la Regione Lazio a fare qualcosa almeno per il teatro, esse sono passate all’attenzione pubblica come il risultato di qualcosa di ineluttabile: ovvio che il teatro arrivasse a questo punto di degrado, altrettanto ovvio che il Palazzo della Fonte non potesse sopravvivere a lungo a questa situazione. Così, quasi assuefatti ad una bellezza decadente, abbiamo pensato che le colpe fossero del tempo che passa inesorabile e nessuno di noi ne fosse veramente toccato.  Sintomo di un simile atteggiamento fatalista  va considerata situazione di enorme degrado che affligge anche la Chiesa della Tre Cone che, in un silenzio assordante, vede ogni giorno aumentare i danni all’affresco raffigurante la battaglia di Lepanto. Il tempo, che non conosce disparità di giudizio, oggi ci sta presentando il conto dopo decenni di incuria in cui tutto era dato per scontato, come se tutto fosse lì dalla notte dei tempi e non fosse nostro dovere intervenire come comunità per prolungare la vita utile di tutta questa ricchezza. D’altro canto non possiamo più rimandare l’apertura di un dibattito serio e costruttivo sulla situazione attuale e futura delle strutture della Fonte Bonifacio VIII. Anche qui il tempo non sarà clemente con noi se non sapremo essere lungimiranti e da qualche mese, dopo la tragedia di Genova, la nostra nazione dovrebbe aver capito sulla propria pelle cosa significa dimenticare che il cemento armato non è un materiale imperituro. Il più grande progettista italiano del secondo novecento ha regalato a Fiuggi una perla e noi non dovremo fare altro che custodire questo regalo per più tempo possibile. Di certo negli anni il rimpallo normativo tra poteri dello Stato non ha creato un terreno fertile affinché tutto ciò accadesse, al giorno d’oggi anche soltanto pensare che un comune di 10000 abitanti possa avere possibilità tecniche ed economiche per mantenere in piena efficienza una tale mole di stabili di pregio è utopia, così come è impossibile pensare che una nazione che possiede il 70% del patrimonio mondiale UNESCO possa continuare a gestire in maniera così “ministericentrica” il suo territorio. Come fare allora? A mio avviso una sola parola può bastare a racchiudere un intero mondo di idee e soluzioni: Cultura. Moltissimo si sta facendo nella nostra comunità e molto ancora si dovrà fare per dare slancio nella nostra vita cittadina ma sta di fatto che l’unico approccio in grado di produrre risultati apprezzabili è portare alla pubblica attenzione la necessità di migliorare. Pensiamoci ora e tra qualche decennio non saremo tra quelli che annaspano nella mediocrità e nell’ipocrisia delle frasi fatte. Altro punto su cui focalizzare l’attenzione potrebbe essere l’utilizzo di certi spazi perché un luogo che non è vissuto in maniera quotidiana non può entrare nel nostro immaginario. Diamo vita al nostro patrimonio edilizio anche se questo non comporta un rientro economico immediato perché i benefici sociali di far nascere posti in cui svolgere momenti della nostra esistenza non si possono quantificare in banconote ma in benessere personale, nel creare un nuovo rapporto di comunità che troppo spesso abbiamo perso. La storia del recupero edilizio è piena di esempi di luoghi affidati ad associazioni, agenzie di quartiere, che ne hanno fatto centri nevralgici di una intera comunità. Il nostro territorio è ricco, abbiamo soltanto bisogno di capirlo e dargli una vita vera attuale e futura. Organizziamo feste, mostre, conferenze, apriamo questi luoghi al mondo, rendiamoli fruibili per tutti, diamo la possibilità ad ognuno di noi di scrivere una pagina di vita nelle nostre meravigliose architetture. Se penseremo che tutto ciò si possa rimandare a tempi migliori credendo che sia soltanto una questione economica allora questa sfida sarà persa in partenza perché ci sono cose che vanno al di là dei soldi e le idee in tempo di crisi sono tanto preziose quanto gratuite. Se sapremo essere saggi, pensare al domani, se riusciremo a capire che l’oro è nelle nostre mani allora il futuro avrà più possibilità di essere positivo.