LA NUOVA LOGICA DI ARSIAL ROMA COME IMPRESCINDIBILE FATTORE DI SVILUPPO PER LE PROVINCE DEL LAZIO di FRANCESCO SEVERA

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L’esempio dell’enoteca Vyta, ad un passo da Piazza di Spagna

Roma sta immobile là al centro del Lazio e contemporaneamente al centro del mondo. Pesa quella presenza nelle logiche della nostra Regione, così sbilanciata spesso sui gravosi accidenti di una Capitale, città da ormai ben più di duemila anni. Ed è innegabile la presenza di un sentimento di rassegnata accettazione nelle province confinanti, che vedono risucchiare in questo buco nero aspirazioni e bisogni.

Eppure il gigante romano solo ad uno sguardo disattento appare esclusivamente un pesante fardello. Nasconde un potenziale per i territori che lo circondano, soprattutto se si parla di promozione, soprattutto se si parla di servizi.

È possibile guardare a Roma come ad una immensa e formidabile vetrina? È possibile intenderla come un moltiplicatore di quelle già grandi potenzialità che le meraviglie del Lazio limitrofo possiedono? È possibile invertire la rotta e dirottare da Roma risorse, flussi, interessi?

Forse è proprio questa la grande sfida che si pone davanti alle province laziali nel prossimo futuro. Non si parla qui di raccogliere briciole, ma di costruire un sistema integrato di promozione, servizi efficienti di collegamento, luoghi e momenti di incontro e valorizzazione di patrimonio artistico, culturale, ambientale ed enogastronomico.

In questo senso la nuova logica che ARSIAL (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio) ed il suo presidente, Antonio Rosati, stanno tentando di trasmettere con il loro lavoro va certo studiata. Un angolo magico, ad un passo da piazza di Spagna, riservato e nascosto tra le più belle stradine della nostra Capitale, ospita l’enoteca Vyta: un esempio di partnership pubblico-privata nella gestione di un locale esclusivo “dove mangiare e bere Lazio”. Una vetrina prestigiosa ed unica dove l’alta cucina incontra i prodotti più genuini della tradizione della nostra Regione, rivisitandoli certo, ma ancor più restituendogli un’anima.

Uno spazio aperto di incontro e conoscenza, un’occasione soprattutto per fare sistema.

E questo è uno degli imperativi di questo progetto. Bisogna dare ai prodotti del Lazio una loro riconoscibilità, che non ne escluda il rapporto con Roma, in termini di nobilitazione però. Dare un colore alla nostra realtà fatta di territorio e tradizione. Con un locale attivo e di tendenza al centro dell’Urbe si è voluto creare un luogo eccezionale di promozione fascinosa ed accattivante; si è dato un colore alle potenzialità inespresse di tanti mondi, luoghi e comunità di questa Regione.

Uno stimolante messaggio per la nostra Fiuggi, su cui costruire adeguati ragionamenti. Quei sessanta chilometri che ci separano dalla Capitale sono tutt’altro che una distanza incolmabile, purché si riesca a creare, da questa parte, una realtà organica, integrata e soprattutto che sappia dove vuole andare. Se proprio si vuole pedalare, bisognerebbe innanzitutto prendere le adeguate precauzioni perché non si pedali a vuoto!