IL CAMMINO DI SANTIAGO IN TAXI.

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di FRANCESCO GIROLAMI e MATTEO PANNONE

Prendiamo in prestito il titolo di un album del cantautore calabrese Brunori Sas, che attraverso i suoi brani affronta i tormenti e le piacevolezze di un viaggio nel quotidiano, per descrivere in maniera immediata ciò che è stato per noi raggiungere Santiago di Compostela.Cammino Santiago 1

Ognuno vive il cammino a modo suo, questa è la prima ed unica regola. Siate voi profondamente religiosi, conoscitori e osservanti delle sacre scritture, siate voi abili sportivi, distruttori di record per ore camminate e attrezzatura indossata, siate voi viaggiatori di professione, esperti di Geopolitica e poliglotti navigati, o siate voi semplicemente diversi da ciò che è stato elencato in precedenza, il cammino sarà esattamente come voi vorrete che sia, come è avvenuto nel nostro caso.

Cammino Santiago 2Ci presentiamo. Siamo Francesco Girolami (a sinistra nella foto) ingegnere trasportista, non esattamente in piena forma fisica e con un debole per le acconciature estreme, e Matteo Pannone (a destra nella foto) giovane imprenditore termoidraulico, burlone dal naso ingombrante e dai modi invadenti. Insieme brandiamo orgogliosi il nome e i colori della nostra città.

“L’Europa è stata fatta andando in pellegrinaggio a Compostela” questa celebre frase dello scrittore tedesco Goethe descrive tutto il senso e il significato, un viaggio antico percorso da popoli provenienti da tutta Europa, e non solo, accumunati da valori spirituali: la coscienza di appartenere ad una civiltà fondata sui valori di solidarietà. Ideali estremamente attuali sui quali sarebbe opportuno riflettere.

Esistono diversi percorsi che portano alla medesima meta: l’originale, l’inglese, il primitivo, il portoghese, del Nord… Noi abbiamo optato per quello Originale, meglio conosciuto con il nome di Cammino Francese: 799 Km che da Saint Jean Pied de Port, attraverso scenari mozzafiato fatti di montagne, fiumi, castelli medievali, ponti, borghi conducono all’esasperato traguardo. Eppure, ciò che rimane più impresso nella memoria non è la meravigliosa presenza di paesaggi, capaci di riempire gli occhi, ma l’anima delle persone che lo percorrono. Sotto il caldo torrido di Agosto circa 2000 persone al giorno si muovono lungo ogni tappa, solitamente di una lunghezza che varia dai 20km ai 35km. Ciò significa che per il solo cammino considerato, una “Carovana” di più di 60mila persone si muove quotidianamente all’unisono. Sessantamila vite pronte ad arricchirsi e a condividere.

Quello che più ci si aspetta, dovuto forse agli arrangiamenti cinematografici, è la doverosa e sostanzialmente inopportuna domanda “Perché hai scelto di fare il cammino?”, bramosa di risposte preconfezionate che ti senti in dovere di dare, ma in realtà non è così; si cerca solo di godere, per un breve periodo, di tutto ciò che possa arricchire il tuo zaino di esperienze per non far tornare a casa la stessa persona che l’ha lasciata, non è questo il compito di ogni viaggio che si rispetti?

Ed è cosi che ti ritrovi in un Albergues, dove per una manciata di euro hai una cena nutriente, un tetto per dormire e una ricca colazione, a portare il tempo di un Tango magistralmente eseguito dalla voce di una meravigliosa donna di mezza età, giunta da oltreoceano con il figlio, mentre il tuo amico si concede un casquè dove la malcapitata vittima è una ragazza di Mosca.

Incontri poi Jean, arzillo ottantatreenne Francese, che ripercorre in solitaria quei sentieri dopo averli affrontati in precedenza al fianco della sua dolce metà, scomparsa qualche anno prima, della quale ci mostra orgoglioso le foto in tutto il loro sorridente splendore. Jean parla solo ed esclusivamente la lingua del paese di origine e uno di noi si offre per fare da interprete durante la serata. Fra una canzone e l’altra viene quindi proposto un goliardico gioco da taverna. Il gioco consiste nel far brindare tutti i presenti, terminando il bicchiere, nel caso specifico un vino rosso del Bierzo, quando il brano cantato nomina il proprio mese di nascita. Gioco in effetti non molto difficile, ma evidentemente complice il nostro pessimo francese, il nostro amico Jean ingolla un bicchiere dietro l’altro per ben 12 volte consecutive. In pratica uno per ogni mese chiamato. Dirci stupiti sarebbe riduttivo, soprattutto considerando che solo qualche ora prima “lo Zio Jean” si era dichiarato astemio, ma evidentemente possiede infinite risorse. Dopo la prova di forza del saggio Jean e una mobilitazione generale per ritrovare la sua borsa termica con cibo e medicine, in piena notte, decide di proseguire il cammino per evitare le ore più calde della giornata successiva ringraziandoci della serata per averlo fatto tornare indietro di almeno un buon mezzo secolo. Evidentemente la sua anima non ha mai sentito lo scorrere di tutto questo tempo.

Lungo il cammino si incontrano poi delle figure quasi mitologiche della cultura locale, come le anziane che curano le vesciche tramite attrezzature di fortuna, dove il concetto di “sterile” è superato, ma da quanto dicono estremamente efficace. Proseguendo si ha la fortuna di imbattersi in alcuni tavolinetti dove anziani di origini rurali ti offrono gratuitamente le ricchezze del loro orto, ed altre prelibatezze, solo per onorare il principio di accoglienza, assumendo il ruolo dei “rifornimenti mobili a bordo strada” come durante una maratona o una gara ciclistica.

Ma la gara è esclusivamente con se stessi, nell’avere il coraggio di rimanere soli con i propri alibi, quando la natura ti impone il suo silenzio e avere il coraggio di riconoscerli ed affrontarli, o quando ti mette alla prova con pendenze che mai avresti pensato di superare. Con 11kg sulle spalle, la vista si abbassa e credi che forse non è stata poi la scelta più saggia da prendere, forse una spiaggia sul litorale laziale avrebbe fatto più al caso nostro, ma poi rialzi gli occhi e vedi il tuo compagno di viaggio che ti da forza, vedi la Galicia darti il benvenuto in tutta la sua maestosità e la cima del Cebreiro inizia ad essere uno dei tanti piacevoli obiettivi raggiunti.

Il pericolo di perdersi è pressoché nullo data la presenza di percorsi tracciati, contraddistinti dalla freccia gialla e dal countdown dei km che restano, dove il vero km zero in realtà è situato a Finisterre (un tempo ultimo avamposto terrestre conosciuto, “fine della terra” appunto) e non in corrispondenza della cattedrale dove si ritiene siano conservate le reliquie di San Giacomo. La numerazione decrescente suscita una serie di sensazioni contrastanti, come la felicità di superare traguardi e conquistare la meta con le difficoltà che essa comporta, ma anche la triste consapevolezza dell’avvicinarsi della fine dell’esperienza.

Camminando ti perdi nel fascino di León e del ponte di Hospital de Orbigo, partecipi a degustazioni nei vigneti del Bierzo, visite al castello di Ponferrada, come con la cattedrale e il palazzo episcopale di Astorga, fai un bagno nel fiume dove si affaccia il campanile di Molinaseca o assisti al Canto Gregoriano delle 19.00 nella mistica Rabanal del Cammino, non ti trattieni dal mangiare Pulpo a la Gallega e Cocido Maragato, piatto tipicamente invernale, con 30°C di media di temperatura esterna o provi ad imparare il Groenlandese mentre approcci alla Cruz de Hierro e mille altre storie. Abbiamo scelto ovunque di sventolare il nome della nostra città per far conoscere ad una platea così amplia e così eterogenea le proprietà della nostra preziosa acqua, sponsorizzandola e facendo tesoro di tutta la cortesia e gentilezza ricevuta per trasmetterla e riproporla turisticamente, con la speranza che tornino numerose presenze anche da noi e che possano a loro volta raccontare di un soggiorno che allieta lo spirito e il corpo.

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Francesco Girolami è un giovanissimo ingegnere dei trasporti, laureatosi presso l’università La Sapienza di Roma. La sua passione sono i viaggi, pur sentendo sempre un grande attaccamento per la sua Fiuggi.
Matteo Pannone è proprietario di un negozio di termoidraulica a Roma. Fiuggino doc anche lui.”