LA VENDETTA DEL MIO PAPA’

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Ah che bella vendetta si prese il mio povero papà (diplomatico di carriera) quando per la prima volta dal cielo mi vide entrare nel bellissimo golf di Fiuggi e, buca dopo buca, rimanerne sempre più entusiasta!

Era – lo ricordo benissimo – il 1986; da poco mi avevano nominato Direttore del GR1. Fu un caro collega, golfista da tanti anni, a convincermi a “staccare”  dopo l’edizione delle 8 del mattino, prendere la macchina e avviarci a tutta birra verso Fiuggi.

Unica mia condizione: “dopo aver giocato.. magari non tutte le buche.. mangiare di corsa un panino e rientrare subito a Roma”. Risposta sibillina: “Va bene Luca..va bene..”. Andava cosi bene che quel furbacchione del mio amico aveva perfettamente capito la “magia fiuggina” che quel giorno avrebbe prevalso sul Giurato bravo Direttore di un giornale pieno di bravissimi colleghi. Infatti, l’intenzione di rientrare nel primissimo pomeriggio naufragò quasi subito: dopo ore di “battaglia” con il mio collega in un ambiente meraviglioso, tra saliscendi, laghi, boschi e un’aria pura che a Roma non si sa più cosa sia, ci prese una fame incontenibile che si placò (dopo varie portate di specialità locali) in una trattoria in piena campagna.

Da allora, sono tornato a Fiuggi varie volte, un campo difficile che mette alla prova abilità e resistenza e, proprio per questo, molto intrigante. Ho provato sempre un’emozione nuova, una “scoperta” golfistica nuova, una “rigenerazione” dello spirito più unica che rara. La mitica acqua e la cucina completano il benessere. “Bene…scusami tanto papa’…non avevo capito un tubo!”. Eh si! E’ ora che spieghi la vendetta paterna: golfista appassionato, il Console Generale Giovanni Giurato tutte le volta che andava al golf di Fiuggi mi chiedeva di accompagnarlo cercando di spiegarmi quanto fosse bello giocare lì! A me – giovane impertinente e indipendente – l’idea di stare tutta la giornata con il severo genitore e non con gli amici proprio non piaceva e avevo collegato il Golf di Fiuggi con un’imposizione genitoriale. Sino a quel lontano giorno dell’86 quando il mio amico mi ha fatto scoprire la realtà.

E’ proprio vero: provare per credere!

LUCA GIURATO