PERU’: IL RACCONTO DI UN VIAGGIO IN UNA TERRA FANTASTICA, TRA GENTE STRAORDINARIA

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“Ringraziamo la grande madre terra, per averci regalato questo sogno

di TULLIO REA

Dopo un lungo viaggio di 15 ore atterriamo che è sera in una Lima umida e nebbiosa, siamo in gennaio e una grande afa ci fa capire che nell’emisfero australe siamo in piena estate ed è il periodo delle piogge, anche se a Lima non piove quasi mai.

La capitale del Perù è un’enorme città di 10.000.000 di abitanti, il 30% di tutta la nazione, molti quartieri non sono consigliati a noi turisti, visto il tasso di delinquenza legato al traffico di droga, piaga che l’ accomuna a molte città sudamericane.

Noi soggiorniamo nel quartiere di Miraflores vicino al Parco dell’amore ispirato all’architettura di Antoni Gaudì con panorama sull’oceano Pacifico, tutte le sere coppie d’innamorati amoreggiano con sottofondo il fruscio dell’oceano, al di sotto costeggia la via Panamericana con spiagge e dune di sabbia di grande bellezza, proprio oggi meta finale della gara di rally, la ex Parigi Dakar.

La Panamericana parte dall’Alaska e arriva nella Terra del Fuoco in Argentina percorrendo 48.000 km, inutile dire che il tratto Peruviano è tra i più suggestivi.

Lima non ha delle particolari bellezze, la persistente nebbia l’avvolge di tristezza, ci piace Plaza de Armes che ricorda l’architettura coloniale Spagnola con palazzi dai caratteristici balconi in legno, la Cattedrale che contiene le spoglie del Conquistadores Spagnolo Pizarro, il palazzo del governo con il folkloristico cambio della guardia, vicino c’è il monastero di San Francisco con un bellissimo chiostro e una bellissima libreria.

A largo di Lima a circa un’ora di motoscafo ci sono le straordinarie isole Ballestas in uno scenario fantastico di una natura incontaminata, puntiamo verso l’isola Palomino santuario dei leoni marini, pinguini, pellicani: dal cielo scendono in picchiata le sule a caccia di pesci: tra le onde dell’oceano si vedono enormi meduse dai colori sfavillanti, il rumore di queste numerose colonie di animali ci fa sentire tutta la bellezza del momento che stiamo vivendo, sarà per noi indimenticabile.

Indossiamo un salvagente e ci tuffiamo tra le onde in mezzo alla colonia di leoni marini, animali stupendi, dapprima timidi ma dopo poco tempo che ci hanno studiato cominciano ad avvicinarci, si strofinano a noi, ci leccano i piedi, cercano il nostro abbraccio, cominciamo ad urlare di gioia per quello che stiamo vivendo, che rimarrà come la più incredibile esperienza con gli animali della nostra vita.

Con un aereo notturno lasciamo Lima diretti a Cusco antica capitale del regno Incas, tra le più belle città del Sud America. Si trova a 3.300 metri e per sopravvivere a queste altitudini i popoli andini masticano le foglie di coca, già in aeroporto troviamo dei cesti ad uso di noi turisti per acclimatarci all’altura.

In questa città si vivono i ritmi lenti tipici dei sud americani, un appuntamento alle tre diventa tranquillamente le quattro o le cinque, qui la vita viene vissuta senza stress, viene presa così come viene.

Case basse con i balconi di legno fanno da contorno alla Plaza de Armes sulla quale troneggia la stupenda cattedrale, qui si incontrano tantissimi giovani di tutto il mondo, zaino in spalla che partono alla scoperta di questa meravigliosa terra. Percorriamo i vicoli acciottolati e arriviamo al cuore della città, il mercato di San Pedro, con gli andini avvolti nei loro coloratissimi vestiti e con i tipici cappelli, i loro visi sono segnati dal sole, dal freddo e dalla fatica del vivere a queste altitudini, quando incrociamo i loro sguardi c’è sempre un timido sorriso a farci sentire graditi ospiti.

In questo mercato gli andini vengono a comprare le loro cose, ci colpiscono le ceste stracolme di erbe, di frutta, di fiori, ceste piene di porcellini d’india, ricercatissimi per il sapore della loro carne, uova di uccelli, musi di lama, testicoli, code, interiora, buste con il sangue di questi animali. Noi ci immergiamo nel loro quotidiano e mangiamo il tipico piatto andino la Chaufa, riso con carne e verdura.

Negli hotel non ci sono i riscaldamenti ma si viene sommersi da 10/15 kg di coperte tanto da temere di morire soffocati o schiacciati. Sono le tre di notte quando iniziamo il lungo viaggio che con diversi mezzi, taxi, treno e bus ci porterà a scoprire una delle sette meraviglie del mondo: Machu Picchu.

Il treno con il soffitto di vetro, percorre una delle tratte ferroviarie più belle al mondo, attraversando la foresta pluviale, che più avanti diventerà foresta Amazzonica, dopo tre ore arriviamo ad Aguas Calientes e da qui con un bus saliamo per una stradina sterrata con tratti a strapiombo nel vuoto, l’ultimo tratto si percorre salendo a piedi.

I primi momenti sono di terrore, perché sta piovendo a catinelle e tutto è coperto da una fittissima nebbia, ci prende la paura di non vedere nulla, ma come spesso succede il dio degli Incas ci fa il regalo più bello, tutto si dissolve in pochi minuti ed esce il sole e come in una opera teatrale si alza il sipario e davanti a noi appare la meraviglia del mondo, la città perduta di Machu Picchu.

Rimaniamo senza fiato, ci abbracciamo commossi davanti a tanta bellezza, l’antica città è all’interno di un cerchio di alte montagne e per tale motivo invisibile dall’esterno, su un lato scorre il fiume Urubamba affluente del Rio delle Amazzoni, quante volte avevamo sognato questo momento ed ora è qui davanti a noi, cerchiamo di fissare nella memoria ogni immagine, tocchiamo ogni pietra, ogni ciuffo d’erba, perché tutto questo entri a far parte della nostra inestimabile ricchezza, del nostro patrimonio, di uno dei luoghi più belli della terra.

Questo viaggio in Perù prevedeva come meta finale una sfida con noi stessi, dovevamo arrivare a toccare il cielo con un dito, sui 5.100 metri delle montagne arcobaleno sulla cordigliera delle Ande.

Partiamo con un piccolo bus, percorrendo una “ carretera della muerte” una di quelle stradine sterrate con ai lati burroni spaventosi che solo la bravura di questi autisti peruviani può percorrere.

Al campo base a 4.400 metri, cominciamo la scalata percorrendo 8 km tra scenari stupendi , montagne innevate, fiumi, greggi di lama ed alpaca custoditi da bambini.

La nostra fatica è tremenda, le gambe tremano per la stanchezza, le ginocchia chiedono pietà, il cuore batte all’impazzata, il fiato si fa sempre più corto, Marco Antonio la nostra guida ci fa respirare i vapori di una radice immersa nell’alcol , aiutando il nostro respiro e lenendo i nostri dolori.

Dopo due ore arriviamo sulla cima della montagna arcobaleno e siamo davanti ad uno degli spettacoli naturali più belli al mondo, ogni colore è un minerale, sembra quasi che un pittore si sia divertito a disegnarli con dei pastelli.

Abbiamo vinto la nostra sfida e del Perù ci portiamo dentro la bellezza di questa gente e di questi straordinari luoghi e come i popoli andini ringraziamo “Pacha Mama” la grande madre terra , per averci regalato questo sogno.