SAN LORENZO E L’ANIMA ROMANA DI FIUGGI

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 Una nuova antichissima fonte da cui vedere sgorgare il futuro

di Anna Maria Di Carlo e Francesco Severa

Curiosa la logica dell’archeologia. Impone di ricostruire un passato immemore partendo da pochi e insufficienti elementi, difficili da interpretare, difficili da assemblare. Eppure c’è qualcosa di profondamente ragionevole in questa operazione: l’immaginifica ricostruzione di un mondo altro, di uomini altri rispetto a noi, per quanto ardita, non è mai slegata da una lettura organica di quanto oggettivamente è stato ritrovato, di pietre, materiali ed artefatti, traccia reale, pur se limitata, di ciò che è stato. Ridestare la Storia non può essere nulla se non discorso sull’esistente, mai grossolana e interessata costruzione dell’irreale.

Partiamo allora proprio da ciò che sappiamo trovarsi con certezza sotto le radici dei verdi castagni che coprono la nostra valle Anticolana, proprio lì dove il declivio del Raticuso si alza dolcemente verso le cime che dividono Fiuggi da Acuto e dove si trova il grazioso agriturismo della famiglia Koch-Colini. 

San Lorenzo, lì dove si possono ancora oggi incontrare quattro grandi cisterne romane a vista, imponenti e capienti – si parla di una riserva totale di acqua per duemilacinquecento metri cubi. Con gli scavi del 2011 è stata portata alla luce, in un’area adiacente, un’intera zona termale: evidenze raccolte anche grazie alla fotogrammetria aerea ed alle ricerche realizzate dalla squadra di archeologi diretti e coordinati dall’allora Sovrintendente ai beni Archeologici del Lazio meridionale, dottoressa Sandra Gatti. Poi un mosaico ritrovato sul luogo in quella stessa campagna di scavo, conservato al Museo Archeologico di Palestrina, che fa il paio con un altro mosaico trovato sempre in quella zona svariati decenni fa e conservato all’Archeologico di Ostia. Piccolissime le tessere colorate che lo compongono, accostate fra di loro con grazia, parte di una rappresentazione ben più grande: probabilmente un’imponente maschera teatrale. Tutto questo non può che far pensare all’esistenza di uno spazio abitato – non certo di piccole dimensioni contando l’impressionante mole della riserva di acqua delle cisterne -, probabilmente in un periodo che si aggira tra il primo secolo a.C. ed il primo d.C., presso il quale persone, certo di rango, vivevano in ambienti curati e decorati, immersi nel verde dei boschi e adiacenti alle sorgenti di quella che diventerà la famosa Acqua di Fiuggi – non è un caso che a poca distanza è presente l’antica fonte Regina. La cosa veramente intrigante è che le popolazioni che per prime, in pieno medioevo, andranno ad abitare il colle su cui sorgerà Anticoli di Campagna – il nostro centro storico – non useranno per le costruzioni i materiali di risulta di questi luoghi abbandonati, modus altrimenti tipico in quei secoli: verrebbe da supporre che di quell’abitato non vi fosse più memoria in quell’epoca più tarda, già tra l’ottavo ed il nono secolo d.C. dunque abbandonato, dimenticato e probabilmente ricoperto da fiorente vegetazione.

Ora, pur avendo cercato di svolgere qualche deduzione dalle piccole oggettività che ci sono concesse, poche sono le certezze e fin troppo suggestive le domande. Questo abitato era la villa rustica di qualche personaggio in vista della società di quell’epoca oppure un centro urbano a tutti gli effetti, probabilmente più esteso dell’area fin ad oggi studiata? Era di certo collegato ad una qualche diramazione dell’antica via Prenestina, che forse doveva in qualche maniera riprendere il percorso della successiva carrabile di fine ottocento, ma quali contatti aveva con l’importante centro di Anagni, non troppo distante? Come si spiega la differenza tra le persone che hanno abitato nei secoli a cavallo della nascita di Cristo la nostra grande valle e quelle poi che hanno fondato il piccolo centro medievale sulla collina che oggi ospita il vecchio borgo di Fiuggi?

Pur nei tanti dubbi, la verità è che le pur limitate evidenze che abbiamo su quello che si trova al di sotto di quell’area ci offrono però un formidabile indizio sulla misconosciuta e sottovalutata anima romana della nostra città, che sembrerebbe poter confrontarsi con dignità con le altre due anime più note: quella della Fiuggi più moderna, legata alle acque minerali, che si è sviluppata dalla fine dell’ottocento alla seconda metà del novecento; quella poi più intima del borgo di Anticoli di Campagna, con i suoi vicoli e le sue piazzette. Ecco, l’anima romana della nostra realtà è oggi un foglio bianco, di cui però, grazie a quei pochi frammenti a S. Lorenzo, immaginiamo già la ricchezza. Se si riuscissero ad avviare nuovamente rapporti stretti con la Sovrintendenza; se si riuscisse a far interessare a questo sito qualche importante università; se si riuscisse ad intraprendere un nuovo scavo, potremmo cominciare a comprendere l’entità reale di quel patrimonio nascosto sotto la terra scura dei grandi castagneti di Fiuggi.  

È un’occasione questa per tornare a meravigliarci del patrimonio incredibile che possiede questa nostra terra, di cui troppo spesso siamo inconsapevoli. E in un tempo in cui le convinzioni su cui per decenni abbiamo fondato lo sviluppo della nostra comunità stanno crollando sistematicamente, diviene un dovere immaginare nuove strade. La valorizzazione della nostra storia e del nostro patrimonio storico è certo una di queste, soprattutto se utilizzata per costruire una narrazione – parola moderna e spaventosa in verità – che ci aiuti a caratterizzare e qualificare un territorio. Bisogna allora costruire consapevolezza su questi temi, rinnovare l’orgoglio della propria identità e appartenenza: un imperativo irrinunciabile per una comunità come la nostra. La proposta allora nasce spontanea. Tentiamo, con un impegno comune, di esporre a Fiuggi, anche per un periodo limitato, ciò che di significativo è stato trovato a S. Lorenzo, in primis il mosaico che oggi è a Palestrina. Da qualche parte si dovrà pure iniziare.