TURISMO, UN PATRIMONIO POTENZIALMENTE INESAURIBILE, MA…

0
149

 

 

Le ragioni che hanno fatto scivolare l’Italia dal primo al quinto posto per numero di turisti stranieri.

di MARCO MANCINI

Petrolio. In tanti lo definiscono così. L’abusata metafora fotografa le sue capacità di produrre ricchezza, ma è imprecisa, perché a differenza dell’oro nero il nostro patrimonio naturalistico, culturale, artistico ed enogastronomico, sebbene non esportabile in barili, è potenzialmente inesauribile e in grado di attrarre flussi turistici da tutto il mondo. Potenzialmente, perché per conservarlo e renderlo profittevole va conosciuto, apprezzato, tutelato e valorizzato. E purtroppo non è proprio così. Se nel 1970 l’Italia era il primo Paese al mondo per numero di turisti stranieri e, pian piano, è scivolata al quinto posto, dietro Francia, Spagna, Stati Uniti e Cina, le ragioni sono molteplici, ma tra queste va innanzitutto segnalato l’insufficiente amore, figlio dell’ignoranza e padre di imperdonabili incurie, per il prezioso lascito di gloriosi e geniali antenati e di una generosa natura. Gli esempi si sprecano. Pensiamo a come in pochi decenni abbiamo fatto scempio dell’Appia Antica, la regina viarum, un museo a cielo aperto da Roma fino a Brindisi depredato e vandalizzato da abusi edilizi e urbanistici. Accanto al gap culturale, di una cultura diffusa che avrebbe dovuto trasformarci tutti in gelosi custodi di quel petrolio, ha difettato a lungo, per restare in metafora, l’abilità estrattiva. Tradotta in abilità di promuovere bene il nostro patrimonio, fare sistema e dotarci, come Paese, di una rete di efficaci infrastrutture, fisiche e immateriali, e di servizi efficienti e attrattivi.

Tutto ciò per dire che, nonostante i progressi registrati dal 2010 e accentuatisi negli ultimi due anni, restano ampi i margini di crescita di un settore produttivo che contribuisce direttamente alla formazione di circa il 5,5% del Pil nazionale, percentuale per poco meno della metà costituita dalla spesa dei turisti stranieri, e che raggiunge oltre l’11% del PIL includendo l’indotto. Le ricette per crescere sono note, e delineate in più di un’occasione da Gianfranco Battisti, nella sua veste di presidente di Federturismo. Presentare all’estero il brand Italia nella sua interezza, superando sterili campanilismi, attuare strategie di delocalizzazione e destagionalizzazione dei flussi, incentivare la digitalizzazione e l’e-commerce facilitando prenotazioni e transazioni, sfruttare meglio le peculiari ricchezze del nostro territorio, sia quelle attrattive di un turismo all’insegna del wellness e dello sport, sia quelle enologiche ed agroalimentari, capaci di attrare da sole quasi il 60% dell’incoming internazionale. Un anno fa il Governo, attribuendo la delega al turismo al Ministero che si occupa proprio di politiche agroalimentari, ha capito quanto questo specifico settore potesse iniettare nuova linfa nell’industria turistica. E, nel nominare a capo del Gruppo FS Italiane proprio Battisti, ossia un manager di grande esperienza nel campo sia della mobilità sia del turismo, ha compreso quanto importante sia per la competitività del Paese rendere più efficiente il sistema trasportistico grazie a un’efficace integrazione fra treno, aereo, trasporto pubblico e privato, su strada e per mare. Creando così un sistema di mobilità sostenibile e rispettosa dei delicati equilibri del territorio nei suoi vari aspetti: antropici, naturalistici, archeologici. Certo, non è cosa che si realizzi in pochi mesi, né con facilità. Ma porsi un giusto, quanto ambizioso, obiettivo è il primo e indispensabile requisito per intraprendere un virtuoso percorso. Perché se è vero che in mezzo secolo siamo scivolati al quinto posto nel ranking internazionale, e quindi non è destinata a noi la fetta più grande della torta, è altrettanto vero che la torta si è ingigantita. La UNWTO, l’organizzazione mondiale del turismo aderente alle Nazioni Unite, ha certificato che nel 2018 i viaggiatori internazionali hanno sfondato la barriera di 1,4 miliardi di unità. Più della metà, 713 milioni, hanno raggiunto l’Europa, con un incremento del 6% rispetto al 2017 e del 7% nell’area mediterranea. Se si pensa che nel 1950 erano appena 25 milioni e che dieci anni fa la stessa organizzazione aveva previsto sì questo traguardo, ma immaginandolo raggiungibile nel 2020, abbiamo la misura di quanto sia imponente il giro d’affari del turismo e vorticosamente accelerato il suo incedere. Nel 2017 i turisti stranieri nel Belpaese hanno avuto un’impennata e, secondo i dati di Banca Italia, hanno speso 39,2 miliardi di euro, il 7,6% in più rispetto al 2016. Nel 2018 la spesa ha raggiunto i 41,55 miliardi con un altro + 6,1%. A fare la parte del leone oggi sono i tedeschi, gli americani e i francesi, ma all’orizzonte si profilano consistenti arrivi dalla Cina. Sottraendo alle entrate le spese degli italiani in viaggio all’estero la bilancia dei pagamenti turistica dell’Italia, nel 2018, è stata positiva per quasi 16 miliardi. Perché anche gli italiani si muovono di più, ma non lo fanno solo all’estero. Secondo l’ISTAT nel 2018 il 79,3% dei viaggi compiuti dai nostri connazionali ha avuto come destinazione principale località nazionali, con un +16,7% rispetto all’anno precedente. Le mete principali in Italia sono state la Puglia (13,1%) e l’Emilia-Romagna (9,9%) per le vacanze lunghe estive e il Trentino-Alto Adige (31,0%) per quelle invernali. In autunno al primo posto la Lombardia (14,2%) e in primavera la Toscana (14,1%), principale destinazione delle vacanze brevi (16,4%). C’è un altro dato interessante, crescono i turisti che scelgono il treno. La quota di chi sale sui treni regionali di Trenitalia per svago e piacere è aumentata dell’8% nel 2018, raggiungendo il 29% del numero complessivo dei viaggiatori. Dopo decenni il treno conosce così una nuova primavera anche in chiave turistica e viaggia proiettato verso il futuro: un futuro sostenibile.

Marco ManciniMancini_Marco

MARCO MANCINI

è il direttore responsabile delle testate giornalistiche del Gruppo FS Italiane che hanno nella Freccia, il magazine di bordo delle Frecce Trenitalia, la rivista di punta. Laureato in Lettere moderne, giornalista, esperto in comunicazione aziendale, lavora nel campo dei Rapporti con i Media da circa 20 anni.