Vietnam e Cambogia; Le terre del sorriso

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 I grandi viaggi di Tullio e Maria   

Amiamo il Sud-Est Asiatico e il caos delle sue città, il sorriso della sua gente, il buonissimo Street Food e dopo la Thailandia di qualche anno fa questa volta ci torniamo per scoprire il Vietnam e la Cambogia. 

di Tullio Rea

Dopo un lungo volo di undici ore con doppio scalo in Cina e dopo estenuanti controlli doganali finalmente ci imbarchiamo p,r la nostra destinazione finale Ho Chi Min City, la vecchia Saigon capitale del Vietnam. E’ marzo e qui è la stagione secca e fa molto caldo e quello che ci colpisce di questa città è la grande quantità di moto e motorini che si muovono in modo armonico anche in assenza totale di semafori e di vigili ,agli incroci si danno la precedenza in una maniera che ci lascia sbalorditi, tutto fila liscio senza incidenti e senza litigi, noi pedoni però dobbiamo stare attenti perché in presenza di un ingorgo le moto sfrecciano ovunque anche sui marciapiedi e tutto questo crea una fotografia caratteristica di questa città.

traffic-in-vietnam

Il Vietnam è stata colonia francese e lo testimonia la copia della cattedrale di Notre Dame: c’è qualche moderno grattacielo ma qui tutto ricorda anche se sono passati circa quaranta anni la “sporca guerra” con gli Americani. Il palazzo che fu la sede del Console Americano da dove sul terrazzo fuggì in elicottero decretando così la fine della guerra, il palazzo del popolo con le cancellate che vennero sfondate dai carri armati Vietnamiti, le strade dove i Marines venivano a divertirsi sono rimaste tali ed oggi sono luoghi dove i giovani passano le serate nei pub e nelle discoteche che trasmettono musica talmente forte che fa tremare i palazzi vicini. A poca distanza da Saigon gli incredibili tunnel di Cu Chi dove i Vietcong costruirono sotto la giungla 250 Km di cunicoli sotterranei riuscendo così a sfuggire alle bombe e al napalm egli Americani.

Cu_Chi tunnels

Ci si entra con grande difficoltà perché bassi e stretti e il solo pensiero che qui migliaia di Vietnamiti ci vivevano ed avevano addirittura creato scuole, ospedali e un teatro ci fa venire un senso di angoscia e di soffocamento, tutto intorno trappole micidiali e buche enormi resti delle bombe sganciate dai B52 Americani, la storia ha considerato questi metodi di lotta l’arma vincente del piccolo Vietnam contro la superpotenza americana. Da allora il Vietnam iniziò la rincorsa verso la modernità ed oggi questo popolo fa della mitezza e del sorriso la caratteristica più bella. La loro cucina è Buonissima fatta soprattutto di zuppe con verdure e carne e il costo della vita è molto basso per noi, si angia con 50.000 Dong circa due euro. Lasciamo la bella Saigon e iniziamo la risalita del fiume Mekong che ci porterà in tre giorni fino a Phnom Penh in Cambogia, dispiace che il fiume sia tra i più inquinati al mondo, nasce nel Tibet e sfocia qui in Vietnam dopo aver percorso circa 5.000 Km, ma qui nel delta crea scenari straordinari. Alle prime luci dell’alba si anima un mercato fatto di povere barche, i mercanti con un grande uncino come provetti pirati ci agganciano ma non sono mai insistenti e cercano di venderci quello che è il tesoro del Vietnam la frutta freschissima e pesce cotto al momento sulla stessa barca , tutto intorno case fatte di legno su palafitte, il calore del sole ormai alto è mitigato dal vento della nostra barca e ci regala una gradita e leggera frescura. Scendiamo dal motoscafo e attraversiamo parte del villaggio immerso nella giungla, qui i locali fanno una cucina che a noi lascia inorriditi: si cucinano topi, serpenti, rane, grilli che vengono uccisi e cucinati al momento, c’è un solo bagno pubblico e ci colpiscono i tre quattro spazzolini per i denti dentro un bicchiere che una volta usati da chiunque, vanno
educatamente riposti per il prossimo  avventore. Questa rimarrà una delle poche stanze che non siamo riusciti a provare con tutto il bene per questo popolo. Il loro timido sorriso ci invita ad entrare  nelle loro case di legno, sono persone ospitali e ci offrono ella frutta strana, il frutto della passione, il ‘dragon fruit’ e il famigerato ‘durian’ buonissimo ma all’odore nauseabondo tanto che in Thailandia è vietato mangiarlo negli alberghi e sui tram, nei pressi delle case ci sono le tombe dei propri cari. Le luci del tramonto ormai attraversano la fitta vegetazione e il canto di bellissimi uccelli che qui hanno trovato il loro paradiso, immortalano uno degli scenari più belli che io e Maria ci porteremo di questa terra. Lasciamo il Vietnam e con un veloce motoscafo entriamo in Cambogia, ci mettono il visto sul passaporto al costo di trenta dollari a testa, il dollaro americano qui è la banconota più accettata, dopo sei ore arriviamo nella capitale Phnom Penh qui di nuovo il caos di moto e motorini e la sensazione di essere in una città meno moderna rispetto a Saigon. Vogliamo conoscerli i Cambogiani e il luogo migliore è il mercato, assaggiamo la loro cucina fatta di ottimi   polipi grigliati, carne con verdure e le solite zuppe, con noncuranza dei presenti ma con il terrore di Maria: grandi topi gironzolano tra le nostre gambe. Qui a volte si riesce a fare l’affare perché le rinomate firme occidentali producono a basso costo scarpe, vestiti, orologi e i locali parte di quella merce la vendono in questi mercati. Nella caotica città, ci si muove dopo estenuanti contrattazioni sul prezzo, con i tuk-tuk presenti ovunque, il nostro conducente dopo lungo peregrinare e grandi risate non conoscendo l’inglese ci porta nel bellissimo palazzo reale con le classiche guglie dorate attuale sede di Re Norodom.

Norodom Palace

Lungo il fiume Mekong che attraversa la città i ragazzi giocano a pallone e ad uno strano gioco tipo bocce ma al posto delle palle usano le loro ciabatte, ci sono tanti banchetti di cartomanti, venditori di fiori di loto, tante famiglie con i loro bambini mangiano sedute sul parapetto del fiume, tanti uccellini in gabbia che qualcuno compra liberandoli nel cielo in cambio di qualche desiderio, veniamo attratti dalle litanie di un vicino tempio Buddhista dove giovani monaci sono intenti a sistemare con pala e piccone il marciapiede davanti il tempio e all’ interno un gran vociare di bambini che giocano prima delle lezioni, diventiamo subito l’oggetto dei loro scherzi con spruzzi di acqua e lancio di borotalco, lo sguardo compiaciuto e divertito delle giovani maestre ci fa sentire partecipi del loro mondo e facendoci tornare bambini, regalandoci uno dei momenti più belli di tutti i nostri viaggi.

Vietnam_scuola

Anche qui in Cambogia è presente il ricordo degli orrori passati dove dal 1975 al 1979 vennero uccisi 3 milioni di Cambogiani sotto la follia del regime di Pol Pot, in centro nella sede di una scuola c’era uno dei più famigerati carceri di tortura S-21 dove vennero uccise più di ventimila persone, sui muri sono ancora presenti le macchie di sangue delle povere vittime. A Choung-Ex nella periferia
di Phnom Penh uno dei trenta campi di sterminio Cambogiani dove
migliaia di poveri esseri umani vennero torturati violentati, uccisi e buttati in fosse comuni. Al centro del campo oggi c’è un memoriale a forma di piramide con all’interno migliaia di teschi appartenuti a quella povera gente a memoria di quel drammatico periodo.