MIAMI CHIAMA FIUGGI

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In Florida, incontro con il prof. David Della Morte che auspica un gemellaggio tra Fiuggi e Miami,la città con 115 tra spa e centri benessere

di DANIELA VERGARA

DVergara

Ma cosa hanno in comune Fiuggi e Miami? Molto più di quanto non si pensi al punto che…… ma non anticipiamo i tempi. Lo scopriremo in questa intervista con il professor David Della Morte, lo scienziato ricercatore fiuggino che tra Fiuggi, Miami e Roma è al lavoro per rendere dolce la vita anche nella terza età. Lo incontriamo nel suo ufficio all’University of Miami. Una cittadella degli studi, della ricerca e della salute. Fuori, come sempre, caldo di quelli veri, dentro, come sempre, aria condizionata a palla. Ripercorriamo il suo cammino professionale cominciando dall’adolescenza.

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Il Prof.David Della Morte

D. Lei ha fatto il Liceo Scientifico a Fiuggi. Possiamo definirlo un ambiente protetto. Come ha influito sulla sua formazione?

R. Sono felicissimo ed orgoglioso di aver fatto il liceo nella mia città. Ha influito molto positivamente. Non solo dal punto di vista didattico, ma anche da quello umano perché proprio vivendo in un ambiente protetto lo studente viene seguito di più.

D. Vede o sente ancora qualcuno?

R. Sono in contatto con vecchi professori, con la vice preside, Anna Maria Perticone, la professoressa di matematica, con Biagio Cacciola, il mio professore di filosofia. Ancora oggi cerco di dimostrare che le fondamenta che quel liceo mi ha dato erano valide.

D. A posteriori, pensa ci siano state carenze?

R. Pur essendo “ambiente protetto” il liceo di Fiuggi è stato una buona palestra di vita. Fiuggi, anche se è una realtà piccola, ha sempre vissuto, ora purtroppo meno, di un turismo che definirei globale. Mi ricordo, da ragazzo, di essere andato a vedere ed ascoltare, al Premio Fiuggi, il prof. Paul Lauterbur, premiato per le sue scoperte relative alla risonanza magnetica. E tanti altri. La nostra era già una città aperta come visione del mondo, ed era aperta, perché li organizzava, a confronti politici e sociali importanti. Insomma mi ha aperto gli occhi su molti aspetti della vita e del mondo.

D. Poi, Università?

R. Medicina a Napoli alla Federico II, specializzazione in Medicina Interna e Geriatria e prendo il dottorato di ricerca in Fisiopatologia Clinica. Sempre nella stessa Università lavoro e collaboro con un altro fiuggino d’eccellenza, il professor Franco Rengo che mi ha seguito nel corso degli studi e mi ha indirizzato in questa ricerca e con il professor Pasquale Abete con il quale sono tutt’oggi in contatto. Con lui, nell’ultimo anno di specializzazione, ci occupavamo di un meccanismo biologico che si chiama “precondizionamento ischemico cardiaco “.

D. Ci spieghi.

R. Si tratta di un meccanismo di protezione endogena in cui brevi episodi di ischemia sono in grado di proteggere un tessuto da un’ischemia prolungata. In altre parole quello che non uccide rende più forti. Noi lo studiavamo nel cuore. Vedevamo come nell’anziano questo meccanismo di protezione si andasse perdendo con gli anni. In quel periodo entrammo in contatto con un importante ricercatore a Miami, Miguel Perez Pinzon.

D. Allora è qui che comincia il capitolo Miami?

R. Sì, volevamo sviluppare queste ricerche dal cuore al cervello. Venni qui, mandato per questa collaborazione nel Dipartimento di Neurologia. Iniziammo questo rapporto, fu il professor Perez Pinzon che i spronò a chiedere fondi per la ricerca.

D. Quanti anni aveva?

R. A quell’epoca 28. Ero appena arrivato, non credevo che li avrei ottenuti. Invece è successo: fui finanziato per le mie ricerche che riguardavano un aspetto che tuttora studio. Cercavamo i meccanismi molecolari alla base di questa protezione del nostro cervello e del nostro cuore all’ischemia. A quel punto iniziai a studiare il resveratrolo (ndr un fenolo presente anche ella buccia dell’acino dell’uva) e fui il primo a dimostrarne il ruolo in questo processo. Mi chiesero di rimanere a Miami. Dissi di sì. Nel 2013 dopo tanti anni qui il Professor Renato Lauro dell’Università di Roma Tor Vergata, mi offrì l’occasione di tornare in Italia e di inventare poi prof all’Università di Tor Vergata nel dipartimento di Medicina Interna, continuando comunque le mie ricerche a Miami.

D. Insomma le basi della sua carriera, parlo degli Stati Uniti, si poggiano sull’attenzione da parte di medici e professori che anno individuato in lei potenzialità da sviluppare, l’hanno cooptata. Accade anche in Italia?

R. In Italia, da quello che posso vedere, fino ad ora è stato abbastanza diverso il meccanismo utilizzato. Conseguenza del numero chiuso è che quelli appassionati sia alla medicina, sia alla ricerca oggi sono veramente pochi. Quindi anche nel nostro paese comincia ad esserci attenzione verso le persone preparate e brave, ormai merce rara.

D. Parliamo di guadagni nel campo medico. Confronto tra Italia e Usa?

R. Difficile da fare. Certamente negli Stati Uniti siamo economicamente più valutati che in Italia. Nel nostro paese ci sono salari per professionisti non proponibili, specialmente per le ore di lavoro e devono fare. Pensiamo ai colleghi del Pronto Soccorso, o che fanno guardie giornaliere notturne. Qui non è così, ma, e questo è l’aspetto negativo, fino ad un punto molto avanzato della carriera è sempre una corsa al mantenimento del proprio posto di lavoro e el proprio status economico. In Italia magari guadagniamo di meno, ma con una maggiore sicurezza sull’occupazione. Queste sono le due grandi differenze che vedo tra i due paesi.

D. Il fatto di lavorare tra l’Italia e gli Stati Uniti, lo vive come un completamento?

R. Assolutamente si. Io lavoro in un triplo ambiente. Da 10 anni ho nche una collaborazione con il San Raffaele di Roma. Posso dire che ho tre affiliazioni perché o fatto affiliare le 3 istituzioni. Parte della mia ricerca la conduco nei laboratori di Tor Vergata, parte la ‘translo’ qui nei laboratori di Miami e di un’altra parte si occupa il San Raffaele di Roma. Ritengo che questo sia l’approccio migliore per fare ricerca perché le competenze di una struttura non sempre sono totali e complete. Richiedono, quindi,
l’integrazione di altri laboratori e altre competenze e la federazione tra le tre Università elle quali lavoro permette un unico lavoro di ricerca con un unico filo conduttore.

D. Mi sembra che sia nella sua indole l’essere il trait d’union tra realtà diverse..

R. Trovare legami è assolutamente un fatto importante. Nella scienza come nella vita le collaborazioni sono fondamentali. In un mondo globale come quello attuale da soli si riesce a fare ben poco. Ormai bisogna avere competenze, essere al passo, anzi avanti , bisogna parlare le lingue, anche le lingue digitali. Non si può essere chiusi più nel proprio habitat aspettando che qualcuno bussi alla porta. Ed è per questo che vedo limiti nella mia città, Fiuggi. Troppo tempo consumato ad aspettare. E’ stata viziata dagli anni del passato. I turisti arrivavano per tanti motivi: perché è una città bella, ha un’aria bella, ha acque medicamentose, ma anche perché avevamo dei supporti statali importanti e quindi, il turista veniva a caduta. Oggi non è più il momento di stare ad aspettare. Le passate amministrazioni non hanno fatto granché in questa politica di innovazione specie negli asset turistici.

D. Mi sa che ha un’idea che le balena nella testa, e che ci riporta all’inizio
del pezzo. Vero?

R. E’ vero. La dico. Propongo una federazione con la città di Miami, molto attenta alla salute e, oltre alla salute, al benessere. Questo trend dello stare bene, lo si avverte ovunque in questo posto. C’è il culto del fitness, del “healthy food”. C’è il culto del good life style”. E tutto questo si può ben sposare con quello che Fiuggi ha sempre rappresentato negli anni. Quindi vedo bene un “gemellaggio” tra le due città. E persone che vivono la doppia identità italiana e americana, ce ne sono diverse, potrebbero farsene portavoce attraverso il consolato italiano di qui che, sono sicuro, appoggerebbe l’iniziativa.

D. A Miami, ci sono 115 tra Spa e Centri benessere, il che conferma quello che ei spiegava prima sull’attenzione verso il “good life style”. Il più importante è al Doral, il resort di Miami di Trump che ben sa come far denaro. Un modello, quello del benessere, che si può trasferire a Fiuggi?

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Trump National Doral Golf Resort

R. Non si può, si deve. Quello che ho imparato in questi molti anni a Miami è che qui sono molto bravi a vendere bene quello che hanno e a trarne profitto. Qui Trump ha investito prima nel golf. Noi a Fiuggi partiamo avvantaggiati: il golf e l’abbiamo ed è molto bello, va solo rivalutato e risponsorizzato. Il Presidente americano, poi, ha investito nel benessere capendo in anticipo che quello è il “profit”, il business del futuro. Pensiamo anche a noi scienziati . Dove stiamo incrementando le nostre ricerche? Sulla prevenzione delle malattie quasi più che sulla terapia, e sull’allungamento della “lifespan” e cioè della longevità. Oggi , soprattutto nel mondo occidentale, si ha grande attenzione alla qualità della vita. Le persone vogliono vivere meglio e vivere più a lungo si è capito che il benessere, il prendersi cura del proprio corpo allunga la vita. Per il benessere dobbiamo spingerci più avanti e diventare capofila di questo messaggio.

D. In sintesi obiettivo anti-aging.

R. Insieme a Camillo Ricordi che è il direttore del Diabetes Research Institute dell’Università di Miami e Paul Robbins professore dell’Università del Minnesota, e ad altri importanti scienziati del settore abbiamo scritto una proposta di finanziamento di circa 10 milioni di dollari per terapie anti-aging. Sono più terapie: attivatori sirtuine, omega3, cellule staminali. Si è capito che è la combinazione tra più terapie ad essere efficace per rallentare l’invecchiamento. E’ da un po’ che la
ricerca sposa la medicina rigenerativa.

D. Anche qui un messaggio per Fiuggi?

R. Fiuggi per collocazione geografica e per il cliente che attrae, di età matura o con patologie renali, sarebbe un luogo ideale dove sviluppare un centro di medicina rigenerativa. Ci sono numerose strutture che sono ormai in disuso nella città. Potrebbero essere riconvertite in strutture per la ricerca e l’applicazione di queste nuove tecniche. E’ n’idea che mi è venuta attraverso le conoscenze scientifiche e imprenditoriali che ho avuto.

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Il prof. Della Morte all’University of Miami

D. Torniamo all’anti-aging.

R. In base alle ricerche che noi conduciamo, oggi è basilare. Ed è importante studiare le basi molecolari dell’anti-invecchiamento, quindi della prevenzione dell’invecchiamento. Dal momento che una molecola nodale nel prevenire ’invecchiamento, come dicevo, è la sirtuina1 e tutte le sette sirtuine. E’ una famiglia di 7 proteine cellulari. Studi hanno dimostrato che quando si attivano, specialmente la sirtuina , si aumenta del 30% la vita media in tutti i mammiferi testati.

D. Cominciando da quale età?

R. Prima si comincia, meglio è, ma non c’è un tempo specifico . Sarebbe meglio iniziare in quella che noi chiamiamo ‘middle age’, quindi tra i 50 e i 65 anni perché è ancora il momento in cui si “prende” l’attività di questo enzima come si “prende” la fase  ormonale che va calando, quindi decresce. Lì è bene iniziare questa terapia proprio perché stabilizzi o prolunghi quanto meno il calo sia di questi enzimi fondamentali che la fase ormonale . Noi abbiamo recentemente messo a punto con una società farmaceutica Svizzera con cui collaboro un attivatore di sirtuine, specialmente di sirtuina1 e stiamo conducendo le ricerche con dei grandissimi risultati. Vediamo come questi composti siano in grado di revertire l’invecchiamento e i fenotipi di invecchiamento. Abbiamo un “patent”, cioè un brevetto internazionale, per questo composto e quindi nella fase industriale la ricerca più importante che stiamo conducendo.

D. Ultima domanda, ancora su Fiuggi: è il suo “buen retiro”?

R. Sì, per tante ragioni, specialmente per motivi affettivi. mi dà l’opportunità di vedere tutta la mia famiglia e i miei affetti. Fiuggi non è solo un “buen retiro” fisico, ma anche spirituale. Mi riporta al punto dal quale sono partito. Penso che si possa anche arrivare in cima alla scala, ma non bisogna mai dimenticare chi l’ha costruita e i pezzi della mia scala sono stati “fatti” in buona parte a Fiuggi.