RITRATTO DI UN MANAGER: MAURO MORETTI

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“Il giovane (che considero tale fino ai 30/35 anni ) ha l’abilità di creare, cioè di avere un pensiero totalmente nuovo e libero. I più affermati hanno l’abilità dell’esperienza che permette, con meno fatica, meno dispendio di energie, di dare concretezza alle cose.”

di DANIELA VERGARA

D. Che rapporto ha con Fiuggi?  R. La conosco come cittadina molto bella della provincia italiana con l’eccellenza delle Fonti. E proprio le Fonti hanno “avviato” il rapporto professionale con Fiuggi. Quando lanciammo il Frecciarossa nel carrello dei prodotti da offrire ai passeggeri, volevamo inserire le eccellenze del Paese. Una linea che rappresentasse il meglio e che fosse superiore a quella degli aerei. L’acqua era l’acqua di Fiuggi.
D. La sua storia professionale è strettamente legata ai treni, anche oggi con la Fondazione FS della quale è Presidente.
R. E’ così. Ora le racconto lo spirito della Fondazione. La storia dei treni è antica, mentre la Fondazione è nata nel 2013. Prima non avevamo un luogo ove rappresentare le nostre radici e la nostra storia. E’ stato il tentativo quasi estremo per evitare la dispersione di tanti oggetti importanti, pezzi di sistemi, divise, libri, filmati, fotografie. Abbiamo il secondo archivio italiano dopo quello dell’Istituto Luce, escluso quello Rai, venuto nel dopo guerra. Con la Fondazione abbiamo anche razionalizzato tutte le iniziative alcune attività che rappresentano il fil rouge tra la nascita delle Ferrovie in Italia e il ruolo avuto nell’unificazione del Paese da un lato e nell’industrializzazione dall’altro.

D. Iniziative distribuite dove?
R. In molte regioni. Il Museo Nazionale, per esempio, è a Pietrarsa, vicino a Napoli. Un opificio industriale costruito nel 1839, in riva al mare sugli scogli davanti a Capri. Un luogo fantastico. E nell’ultimo anno ci sono stati 200.000 visitatori. Un successo.
D. E poi?
R. Abbiamo recuperato per un servizio turistico storico diverse linee dismesse. Così si è acceso l’interesse nei territori attraversati, a cominciare dagli attori locali e, cioè, i produttori di vini, di cibi, di eccellenze in ogni settore. In sintesi tutto quello che esalta la storia della regione.
Si sta catalizzando l’attenzione di un turismo in Italia spesso trascurato: un turismo di persone colte, con disponibilità economiche e di tempo alla ricerca del vero, del genuino e del bello.
Naturalmente, questa è la chicca, cerchiamo di impiegare treni storici, magari trainati da locomotive a vapore, con carrozze della prima metà del secolo scorso. Un’esperienza decisamente straordinaria. D. Lei sa che in Ciociaria ci sono ottimi vini. Penso ad un rosso pregiato nel sud, il Cabernet di Atina, mentre al nord si produce il Cesanese del Piglio. E poi, oltre alle Terme di Fiuggi, tanti monasteri, abbazie, chiese, che attirano un turismo religioso.
R. Noi della Fondazione siamo molto attenti a questi aspetti. Naturalmente ci vuole anche l’interesse degli amministratori locali, dei produttori, dei consorzi e delle cooperative affinché si faccia sinergia tra noi e l’accoglienza responsabilizzata del territorio su queste cose. D. Quindi potremmo lanciare una sfida al territorio?
R. E perché no? Il territorio di Fiuggi, e di tutta la Ciociaria è splendido e interessante. E ci sono varie linee ferroviarie praticabili per un progetto.  D. Il suo nome è legato all’Alta velocità con l’esaltazione, appunto della velocità. Ora con la Fondazione c’è una sorta di elogio alla lentezza, alla riscoperta e alla riflessione. Mi fa un paragone tra questi due momenti della sua vita professionale? R. E’ vero, all’esterno sono legato all’Alta Velocità. In realtà all’interno sono visto come l’uomo che ha evitato il fallimento delle ferrovie. Quando le presi in mano erano tecnicamente fallite. La situazione era drammatica: perdevamo due miliardi e rotti su un fatturato di sei miliardi e mezzo. E lì c’è stata una grande, meravigliosa, riscossa di tutti quanti i ferrovieri, dagli operai agli impiegati, dai quadri ai dirigenti. In tempi rapidi e, ripeto, con l’aiuto di tutti, questa azienda, considerata un carrozzone,  è stata rimessa a posto.  D. Mi completi la risposta .
R. Sì, e lo faccio con una metafora. Da bambino ero povero e si mangiava raramente carne. Arrivata l’agiatezza, le cose sono cambiate. Adesso che abbiamo carne disponibile tutti i giorni vogliamo riscoprire le cose e i cibi semplici di una volta. Nel Paese quando non c’era l’Alta Velocità, tutti la volevano.
Ed è stata una grande rivoluzione territoriale che ha permesso di connettere rapidamente una buona parte del Sud con il Nord dell’Italia. Ora che l’Alta Velocita c’è per soddisfare esigenze lavorative, familiari o sociali, le persone possono andare “slow” per cercare il bello e l’inusuale.  D. Lei parla anche di un “senso di colpa ”. Ci spiega?
R. Quando si rimisero a posto le Ferrovie il trasporto locale era in una situazione disastrosa. Ancora ci sono tante difficoltà da superare e mi pare che l’attuale AD, Gianfranco Battisti, proprio sul sistema dei pendolari sia ben intenzionato: sta spendendo sei miliardi, una cifra enorme. Allora non c’erano né soldi, né chiarezza con le Regioni che non si assumevano alcuna responsabilità. Una volta in chiaro i rapporti con le Regioni, queste decisero di chiudere molti servizi e molte linee in maniera ina-spettata.
Da ciò il senso di colpa. I ferrovieri non potevano certo essere contenti che un servizio andasse a morire perché non c’erano risorse.

D. E qui, quindi, interviene la Fondazione?
R. Sì. Fu lanciata anche per questo: per recuperare alcune linee, prima utilizzate per il trasporto locale, in maniera assolutamente diversa, innovativa, con una buona creatività, e visione. Mi viene in mente un esempio; c’è una bellissima linea tutta in montagna sotto la Maiella che parte da Sulmona e arriva a 1300 metri di altezza.  O un itinerario nella Sicilia barocca o un treno archeologico da Napoli a Paestum o Pompei. Oggi facciamo con i treni turistici quattro volte il traffico che si faceva con i trasporti locali, ma con meno di un ventesimo di treni.  Il trasporto locale soffriva perché nel frattempo erano nati i bus e i paesi erano comunque in parte decentrati rispetto alle ferrovie.
Oggi attorno alle stazioni delle ferrovie recuperate assistiamo alla nascita di piccole economie locali, anche stagionali.
D. Lei ha un curriculum ricchissimo. E’ uomo dalle mille attività e dai mille impegni. L’espressione “tempo libero” cosa le evoca?
R. Sono sempre riuscito a ricavarmi il “mio spazio” perché altrimenti si scoppia. Ai giovani che chiedono come si faccia a diventare un manager di successo, rispondo che bisogna avere soprattutto una salute di ferro. Ma la si può coltivare solo se ci si cura di se stessi e si ha un equilibrio psicosomatico forte.
D. Pratica sport?
R. Assolutamente sì, di ogni genere. Con gli anni , però, i più duri, tennis e cavallo, li ho abbandonati.
D. E’ tifoso di calcio? Di che squadra è?
R. Si, tengo al Bologna.
D. Ha un suo “buen retiro”?
R. Mi piace molto la campagna , ci passo molto tempo. Ma le aggiungo che anche io faccio parte di quella categoria di persone che cercano cose molto particolari: mi rispecchio nel tipo di turismo che la fondazione promuove. Ci sono offerte meravigliose, non ultime presentazioni di libri anche sui treni.
D. A proposito di libri, cosa sta leggendo? R. Sto rileggendo “Il piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry . Lo si legge quando si è bambini, nelle edizioni dedicate ai bambini. Letto oggi, da adulti, ha un sapore completamente diverso . Si capisce a fondo il senso del libro che ha una filosofia di grandissimo livello.
D. Cosa può dare la lettura?
R. Dico sempre che per potersi affermare nella vita si deve sempre imparare. Ci sono due soli modi : studiare, quindi leggere tanto, e ascoltare. L’uno e l’altro insieme permettono di riflettere, di confrontare le proprie idee, le proprie opinioni con quelle degli altri e di volta in volta anche di metterle in crisi. Dobbiamo affrontare criticamente il nostro pensiero per verificare se sia ancora valido o debba essere aggiornato, soprattutto in questo momento di grandissime trasformazioni: non c’è nulla che sia dato per sempre.
D. Dal punto di vista professione lei viene descritto come capace, molto determinato, molto esigente e con un carattere molto duro .Si riconosce in questo ritratto?
R. Sì ,ho molto il senso della disciplina, a cominciare da me stesso. Penso che il grande problema del nostro Paese dove si parla sempre di diritti e poco di doveri e di disciplina, sia proprio questo. E ce lo rimproverano anche all’estero.
D. Quanto al carattere duro?
R. Ad un certo punto occorre decidere e per poter costruire bisogna essere coerenti con le decisioni che si prendono. Non si può decidere e poi rimediare come spesso accade in Italia avendo paura di portare a termine quello che si è stabilito. Mi rendo conto che questo, da noi, è abbastanza inconsueto. Le racconto un aneddoto personale.
Un giorno Cossiga, allora presidente del Consiglio, mi chiamò per dirmi: “Moretti lei non è Italiano: lei fa, lei costruisce”.
Lo ringraziai perché fu il più bel complimento mai ricevuto. Ho sempre avuto questa ansia di costruire, e di accettare la sfida che il nuovo debba e possa essere gestito anche nel nostro Paese. Per questo pretendo da me stesso e dagli altri di fare bene il proprio mestiere.
D. E questo “nuovo”, secondo lei può essere fatto meglio grazie all’entusiasmo dei giovani senza tradizione professionale o all’esperienza delle persone già affermate?  R. La contribuzione al nuovo è la sintesi di due abilità. Il giovane (che considero tale fino ai 30/35 anni ) ha l’abilità di creare, cioè di avere un pensiero totalmente nuovo e libero. I più affermati hanno l’abilità dell’esperienza che permette, con meno fatica, meno dispendio di energie, di dare concretezza alle cose. Ogni organizzazione deve fare questa sintesi e formare le squadre. Non ho mai conosciuto nella mia vita professionale persone in grado di trasformare da sole le imprese.
Per il successo ho sempre visto grandi squadre il cui leader ha la grande responsabilità e il dovere della scelta delle persone di qualità. Il leader non deve mai avere paura di prendere delle persone migliori di se stesso. Spero di aver lasciato dentro l’azienda que-sto risultato, d’altra parte i frutti si vedono. E’ un po’ di tempo che dalla “mia squadra” di allora scelgono le persone migliori, penso a Gianfranco Battisti.

D. Mi tolga una curiosità, lei a scuola era il capoclasse?
R. No. Ero sicuramente il migliore della classe, sempre il più discolo, mai il capoclasse. In una classe, il leader non è il capo-classe (capo formale) quello è scelto dal docente. Il leader (capo sostanziale), è quello che sa organizzare la classe. Mi accorsi di essere leader, quando all’asilo organizzavo gruppi contrapposti ai gruppi di altri piccoli leader. Lo dico per spiegare che qualosa di innato ci deve essere .
D. Vorrei concludere con il tema iniziale, e cioè Fiuggi.
R. Ha notevoli risorse, le acque in particolare. Deve continuare a puntare su tutto il ciclo dello sfruttamento delle risorse che questa ricchezza garantisce compresa la creazione di centri Spa che poggiano su estetica e salute. E la vicinanza a Roma, quindi a un bacino di utenza enorme, è unplus fantastico.
Deve mettere ancora di più in luce questa sua attitudine a dare benessere. Caratteristica che di questi tempi tutti siamo interessati all’antiaging dà  spunti agli operatori del settore per esperienze nuove.
D. Consiglio da manager agli amministratori?
R. Soprattutto nel Lazio può essere messa meglio a punto un’autentica forma di associazionismo.
Si deve fare sistema e questa cultura ancora non c’è. Con un’associazione di territorio le-gata alla filiera del benessere, anche mantenendo realtà imprenditoriali medio piccole, si possono concretizare iniziative di grande interesse.  D. Seneca diceva: “ la fortuna non esiste, esiste il momento in cui il talento incontra l’occasione”. E’ d’accordo?
R.. Questo è sicuramente vero. Devo dire però che un po’ di fortuna esiste. O meglio esiste quello che gli accadimenti della vita possono favorire. Ma se non la si coglie…

Daniela Vergara