Vive a Fiuggi l’On. Giorgio Tupini, uno dei principali testimoni della vicenda politica ed umana di Alcide de Gasperi

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di Raffaele PompiliTupini

E’ amaro. E’ amaro ma non sorprendente constatare che nella nostra città viva da tempo nella generale indifferenza uno dei principali testimoni dell’opera e della vicenda politica ed umana di Alcide De Gasperi.

Parliamo dell’Onorevole Giorgio Tupini che ha scelto di trascorrere nella nostra Fiuggi gli anni della Sua vecchiaia. 96 anni estremamente ben portati, Tupini ha l’aspetto del gentiluomo di altri tempi. Molti lo incontrano dal giornalaio, come dal fruttivendolo o al supermercato, oppure lo incrociano a bordo della sua berlina nera, ma pochissimi lo conoscono o sanno davvero chi sia; fra questi vanno annoverati i miei cari amici Antonio e Luigi Severa e mi perdonerà l’Avvocato Tupini se questo articolo rappresenti una aperta violazione della Sua proverbiale riservatezza. Giorgio Tupini è stato deputato nella prima e seconda legislatura, presidente di Alitalia come di Finmeccanica, politico e grand commis o boiardo di stato si dice oggi con una brutta espressione, ma soprattutto è stato fra i principali collaboratori di Alcide De Gasperi. La vicinanza al grande statista trentino è stata, ma non solo, la splendida eredità del padre Umberto, senatore e membro dell’Assemblea Costituente, più volte Ministro e Sindaco di Roma. Umberto Tupini amava trascorrere parte delle Sue vacanze a Fiuggi, dove come raccontano le cronache del Fiuggi, veniva accolto ed omaggiato dagli amministratori dell’epoca, ad iniziare da Carlo D’Amico. La passione per la nostra città fa parte anch’essa dell’eredità paterna per Giorgio Tupini, che ha eletto Fiuggi a Sua dimora nella bella villa in Via delle Mediole.

L’eredità più importante per Fiuggi ed i suoi giovani sarebbero, tuttavia, i racconti della lunga stagione vissuta al fianco di De Gasperi, dagli esordi del giovane giornalista Tupini nel periodico “La Punta” durante l’occupazione tedesca, dove il politico trentino era chiamato a limitare gli ardori del giovane antifascista romano, fino alla nomina a primo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione, sempre accanto allo statista trentino. La morte di De Gasperi nell’Agosto del 54 ha significato per Tupini la fine della Sua stagione politica e l’inizio del lungo lavoro all’interno delle grandi aziende a partecipazione statale: Finmeccanica, come si diceva all’inizio, Fincantieri e soprattutto I’ Alitalia. Tupini è rimasto alla guida della nostra compagnia di bandiera dal 1974 al 1978. Lo ricordo in quanto proprio la Sua brillante esperienza in Alitalia è stata la ragione del mio primo contatto con lui. Nel 2006 il quotidiano “La Repubblica” dedicò alla fine ingloriosa della nostra compagnia di bandiera una ampia ed articolata inchiesta a puntate a firma, se non ricordo male, di Alberto Statera. Ebbene, quando il racconto di Statera giunse a riassumere i 4 anni della presidenza Tupini la cronaca di un disastro con svariati contributi si trasformò nell’inattesa narrazione di un periodo di sviluppo e sana amministrazione, con il rafforzamento del prestigio e del ruolo della compagnia, l’incremento di voli e rotte internazionali, unita ad una gestione attenta e rigorosa di risorse ed investimenti. Quella mattina Tupini arrivò all’edicola e chiese la sua abituale mazzetta di giornali. lo ero lì per caso e conversandocon un amico avevo dato una rapida occhiata all’inchiesta di Repubblica su Alitalia. A quel punto non persi tempo, mi avvicinai all’onorevole, o meglio all’avvocato come lo chiamo tuttora nelle rare occasioni in cui ho il piacere di salutarlo, mi presentai e piazzai lì un ” …. Caro onorevole oggi su Repubblica si parla e bene di lei ….. “, Lui mi rispose con un sorpreso “Ah Si?” e si fece brevemente raccontare il contenuto dell’articolo. Mi ringrazio’ con poche parole e prese congedo. Da allora ho avuto il piacere con il mio amico Antonio di conversare con lui in qualche rara occasione e di ricevere una bella dedica su una antologia edita del Corriere della Sera e dedicata ai principali discorsi di De Gasperi, di cui uno pronunciato a Fiuggi al Consiglio Nazionale della DC nell’Agosto del 49. Quel che mi manca, ma manca soprattutto a tutti i fiuggini, è non avere mai ascoltato dalla Sua voce il racconto della vita trascorsa accanto al più grande statista italiano del dopoguerra, il Presidente del Consiglio che ha lasciato un segno indelebile, dopo Cavour e forse Giolitti, nella vita nel nostro paese. Alcide De Gasperi è l’uomo che ha restituito dignità e rispetto all’Italia sin dalla Conferenza di Parigi, speranza e fiducia ad un Paese ridotto in macerie; il politico capace di ricostruire da Ministro e Presidente del Consiglio,con il pieno sostegno delle sinistre di Togliatti e Nenni, un quadro ed una cornice istituzionale affidabile, prima delle inevitabili divisioni dell’Assemblea Costituente e soprattutto delle elezioni dell’Aprile del 48. Ma De Gasperi è soprattutto lo statista di straordinarie vedute, capace di indicare al Paese da subito l’importanza della scelta atlantica a favore degli Stati Uniti, come quella europeista, in aperta e solidale condivisione con Schumann ed Adenauer.

E’ il politico che non volle mai governare da solo, che si battè con ardore per tenere sempre il Partito Comunista nell’alveo costituzionale, nonostante i duri scontri con Togliatti ed è anche il cattolico difensore della laicità dello stato, capace di dire di “No” ed a ragione a Papa Pio XlI in occasione delle elezioni romane del 52. E’ stato, infine, il leader indiscusso capace di ritirarsi con dignità e riserbo quando comprese che il Suo tempo era finito. Si discute spesso di chi sia stato o siano stati gli eredi di De Gasperi. La storia ha dimostrato da un pezzo, purtroppo, che De Gasperi non ha avuto eredi in politica. Ha avuto, questo si, un fedele esecutore dei suoi insegnamenti in Giorgio Tupini. Dimenticarsene mi sembra un peccato troppo grosso per Fiuggi. Nel Dicembre del 2013 con Antonio Severa scrivemmo una lettera, sottoscritta da una sessantina di cittadini, all’Amministrazione comunale dell’epoca per richiedere l’assegnazione della cittadinanza onoraria o di altro riconoscimento all’avvocato Tupini. Non abbiamo mai ricevuto risposta. E’ l’oblio che il destino riserva a chi, come Giorgio Tupini ha servito il Paese con impegno e dedizione e quello, assai più grave, che circonda da anni la straordinaria figura e l’opera di Alcide de Gasperi