“24 DICEMBRE…TANTO TEMPO FA”  di GINO FERRIELLO

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Gesù mio, credimi, se fossimo stati ancora ragazzi, questa notte, come allora, Ti avremmo di nuovo atteso con emozione, con trepidazione, e, come allora, incuranti del gelo e della neve, avremmo affollato la Tua chiesa portando tra le mani fiori e candele vere con canti di gioia al cielo!

Ma il tempo è volato veloce, e con gli anni, abbiamo visto svanire a poco a poco i nostri sogni, e la    “semplicità” consumarsi tra folate di vento cattivo! Ricordi i natali passati? La Tua venuta tra gli uomini era per noi fanciulli un rincorrersi di meravigliose sensazioni…E così nasceva il presepio, con il muschio trovato tra la roccia, con le case di cartapesta pazientemente costruite insieme ai nostri genitori, con il cielo intorno di un azzurro stellato, con le statuine cercate con certosino impegno. E poi, l’albero con le palline rosse appese ai rami, con torroncini, con i pacchetti luccicanti di carta stagnola dove, a volte, si nascondevano invitanti leccornie! Era un albero fatto di cose semplici, è vero, ma almeno il nostro albero era l’albero di “casa“, e non quello costruito ad arte per essere ripiegato e riposto subito dopo la Befana, quasi fosse un elettrodomestico!

Sapessi come rimpiangiamo quelle veglie del 24, quando intontiti dal sonno e dalla stanchezza, ci assopivamo dentro il confessionale, e mezzanotte ci trovava a sognare un mondo sempre migliore!

Vedi, i nostri ragazzi, oggi, hanno tanto più di allora, ma stanno perdendo la gioia di vivere, ed insieme anche il desiderio di festeggiare, almeno in questa notte, un dolce Bambino con i riccioli d’oro, deposto in una fredda mangiatoia, riscaldato solo da un bue ed un asinello, accarezzato dallo sguardo amoroso di un papà ed una mamma, un Bambino venuto ad aprire le porte del Cielo agli uomini di buona volontà! Sarà per l’età che avanza, ma ogni anno, Ti confesso, noi grandi ci sentiamo più soli, alla disperata ricerca di quella famiglia che non c’è più. La “tacita notte” che ci guida di nuovo verso Te, per molti, non è più quella della preghiera, ma soltanto un tintinnio di bicchieri pieni di bollicine, di torroni, di panettoni, di fuochi d’artificio, simboli, spesso, di una finta allegria!

Noi settantenni, proprio “in memoria” di quel mondo passato fatto di “Ave Maria e Padre Nostro”,

di poche ciambelle di magro, di patate in umido, di brindisi con la gassosa, ogni anno “lottiamo” per festeggiarTi nel migliore dei modi, nel modo più degno, ma se non ci aiuti, resteremo soltanto dei grandi che giocano a fare i bambini, con la lacrimuccia sempre pronta, con i soliti racconti che, forse, non interessano più a nessuno! Fa tornare i papà…papà, le mamme…mamme, ed i figli…figli! Solo così potremo ritrovare quei “luoghi dell’anima”, recuperare il tempo perduto, e, senza cadere nella trappola dei ricordi, riscoprire tutto ciò che abbiamo spesso sciupato e poi dimenticato!