ISABELLA MORO, L’INTRAPRENDENZA GENUINA DI UNA FIUGGINA DOC.

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Isabella

 

Una città è fatta anche di volti. La faccia familiare di quelle persone che ne segnano la realtà ed il destino, non solo per ruoli od onori, ma spesso per intraprendenza, personalità, carattere. Uomini e donne che ogni fiuggino riconoscerebbe tra milioni, sentendosi poi a vederli, nel bene o nel male, un po’ a casa. Un assunto questo che ben può valere per Isabella Moro e per la sua inconfondibile chioma riccioluta.

Una donna modellata da una vita piena, segnata da esperienze troppo diverse tra loro per essere frutto di una consapevole sequenza. Prima che scelte, vissute; prima che valutate, afferrate. E non è cosa da poco nel mondo di oggi.

A raccontarcelo è la stessa Isabella, che ci ospita nella sua casa ciociara, proprio all’inizio della collina che porta fino al monumento della Madonnina.

Fiuggina nel midollo, lei stessa racconta che avrebbe dovuto chiamarsi Primavera: così volevano i suoi genitori. E così sarebbe stato, se non si fosse opposto Don Pietro, che da buon prete guardava con sospetto a certe stravaganze. Mamma Santina la fece comunicare già a cinque anni, quasi a volerle accorciare forzatamente l’infanzia. C’erano pur sempre dei fratelli a cui badare.

Ma il primo scherzo del destino arrivò ai tempi della scuola, quando dovette andar via dall’istituto per ragionieri di Anagni, viste le difficoltà economiche, e si ritrovò nella Capitale, un po’ per caso. E proprio lì a diciotto anni, un po’ per caso, conobbe il suo Antonio, l’amore di una vita, che sposò di corsa, a ventidue anni.

Lei a quei tempi lavorava già come impiegata per la società che gestiva gli impianti termali di Fiuggi. Era uso, non contrattualmente obbligato in realtà, che le lavoratrici delle terme, una volta sposate lasciassero il posto, in quanto si pensava dovessero dedicare più tempo alla nuova famiglia in costruzione. E proprio Isabella racconta lo stupore dei suoi colleghi nel vederla tornare a lavoro il giorno dopo il matrimonio. Senza nemmeno pensarci fece quello che era abituata a fare ogni mattina e si ritrovò invece, inconsapevole, a rompere una vecchia tradizione. Intraprendenza genuina, di chi sa assecondare le spinte più profonde della propria esistenza.

La stessa intraprendenza che la portò, anni dopo, a seguire il marito nel suo lavoro in giro per il mondo: commodoro sulla flotta petroliera dell’ENI. Non una cosa usuale che un membro dell’equipaggio potesse farsi accompagnare dalla moglie nei lunghi viaggi via mare, ma in qualche modo bisognava pur vincere la distanza, anche a costo di passare per una clandestina.

Ecco, questi piccoli episodi dicono molto della forza di questa donna. Sempre gioviale e sorridente, ma risoluta se necessario. E forse proprio questa sua natura ne spiega la capacità di creare rapporti, ponti, amicizie, di dialogare e creare con passione e determinazione.

L’impegno nel volontariato di Isabella Moro è conosciuto da tutti nella nostra città; tantissimi gli eventi culturali da lei organizzati; una miriade le associazioni da lei coinvolte.

Il mondo dell’arte è quello che più l’ha affascinata, chiamata ad organizzare le mostre di autori di peso come Pier Augusto Breccia, Nino La Barbera e José Cosme, come anche del nostro Piero Fantastichini.

L’emozione le arriva negli occhi però quando parla del suo impegno in Vaticano. Come quella volta che organizzò il collegamento satellitare di Telespazio con il rosario recitato da Giovanni Paolo II.

Eppure quando parla del Vaticano è di un altro incontro che va orgogliosa. Quello con Papa Ratzinger: lo sguardo elettrico, profondissimo, di Benedetto XVI non lo si scorda facilmente, né ti cade addosso senza lasciar conseguenze.

Oggi l’impegno di Isabella è con la sede locale dell’Università delle Tre Età. Una organizzazione che ormai da tempo nella nostra città riesce a coinvolgere nei propri corsi e nelle proprie iniziative molti nostri concittadini, dimostrando come la crescita e la cura continua del nostro intelletto possa essere anche un’occasione di creare e fondare su nuovi rapporti il senso profondo della comunità.

E proprio a questo concetto di cura Isabella fa riferimento quando le chiediamo di darci un suo spunto sul periodo che sta vivendo la nostra città. Bisogna recuperare l’interesse a prendersi cura di Fiuggi, anche solo partendo da quei piccoli lacci invisibili che inevitabilmente ci tengono tutti stretti ed a cui dovremmo avere la capacità di affidarci.

FRANCESCO SEVERA