RISCOPRIAMO UNITÀ E SOLIDARIETÀ. RICOLTIVIAMO POESIA E BELLEZZA. Lettera aperta di GIUSEPPE INCOCCIATI 

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Incocciati Giuseppe 6

 

 Nonostante in questi giorni di reclusione domestica causata dalle ferie a lavoro e dalla chiusura dell’Università, non ho avuto occasione di assistere al programma televisivo in cui una nostra concittadina, positiva al COVID-19, è stata ospite via Skype. Tuttavia, mi è bastato aprire le mie pagine social per vedermi vomitare addosso post di ogni tipo sull’accaduto.

Alla lettura di questo accumulo di considerazioni e giudizi più o meno offensivi, biliosi ed irrisori, che affluivano indefessamente sulla mia home, non ho potuto far altro che rimarcare la tendenza di alcuni fiuggini di additare un nemico, un capro espiatorio per ogni qualsivoglia sventura che si avventi il nostro paesino. Purtroppo, non è la prima volta né la prima circostanza in cui questa triste abitudine si verifica. Non è mio compito elencare queste circostanze, basta avere buona memoria ed onestà intellettuale.

Qual è il mio compito? Rimproverare questa abitudine, ovviamente, senza demonizzare nessuno. Semplicemente, perché sento il bisogno di farlo e, amando il mio piccolo paese, non voglio vederlo infetto da un virus mediatico e virtuale assai ben più pericoloso del COVID-19. Pertanto, il bisogno che sento è quello di tentare di curare e migliorare – nel mio piccolo – la mia città; magari, cercando di invitare alla riscoperta di quei valori di unità e solidarietà troppo spesso accantonati o malamente sottintesi, sentenziando la scomparsa di pudore.

L’auspicio è quello di trovare nell’unione parole ben più dolci di quelle proferite nei vari post delle ultime ore – con ciò non voglio erigermi ad avvocato difensore di nessuno, sia chiaro –. Vorrei solamente vedere la mia cittadina abitata esclusivamente da gente meravigliosa, coesa, solare. Anche perché sono questi i connotati che richiede un turista e ne determinano le scelte. Assai più di un programma televisivo.

In passato eventi di pandemia ispiravano Poesia, come fece la peste con Boccaccio. Ora, il virus dei “nuovi anni Venti” viene ridotto a sterili dati statistici, danni economici e psicosi sociali che ne derivano. Cerchiamo anche noi, a distanza di settecento anni dal Decamerón, di riscoprire la Poesia in momenti di difficoltà e lasciare a debita distanza angosce e paure.

Cerchiamo di guardare il lato positivo, lasciamo da parte cattiverie gratuite e chiacchiere da bar, dimostrando a tutti la nostra coesione e la nostra forza.

Cerchiamo la Bellezza, la quale si rende più evidente proprio nei momenti più tragici. Non salverà il mondo, forse, ma saprà regalarci senz’altro un finale sublime.