VIAGGIO MANO NELLA MANO NEL MONDO DEI RAGAZZI SPECIALI di CRISTIANA e MAURIZIO PARIS

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Il primo luglio nostra  figlia Martina ha terminato la scuola superiore frequentata presso l’Istituto Alberghiero di Fiuggi con specializzazione sala e bar, sostenendo la prova orale dell’esame di maturità .

L’esame verteva su una tesina, preparata insieme agli insegnanti,  sul suo percorso di studio personalizzato ed una serie di cocktails inventati da Lei durante le ore pratiche di bar e sala.

A parte la meraviglia di scoprire l’abilità di Martina a preparare cocktails,  abbiamo ripercorso in quei brevi istanti la Sua magica esistenza dal momento doloroso della Sua nascita fino ai progressi che l’hanno portata a diplomarsi con merito.

Lungi da noi commiserazione e compiacimento, che non ci appartengono,  vorremmo condividere con  i nostri colleghi “genitori speciali”   l’esperienza vissuta mano nella mano con Martina in questi 19 anni di viaggio e culminati nel  traguardo del termine delle scuole superiori, per infondere loro altro coraggio ed un pieno di determinazione.

Genitori che hanno un ruolo fondamentale nel trasmettere serenità e normalità in un vivere quotidiano che per un disabile può non essere sereno,  perché costellato da visite mediche, ricoveri, dolore,  incertezza sul domani  e figuriamoci normale, perché la normalità non è quella che vedi allo specchio la mattina e pensa … ancora non sei uscito di casa!

Molti li abbiamo  conosciuti in questi anni con i quali abbiamo condiviso consigli e frustrazioni, terapie lunghissime,  dilemmi sul  fare o non fare, lezioni sul dove come e quando da chi i disabili li vive dalle 9.00 alle 12,00 sabato e domenica esclusi, sulla rincorsa del medico superman che visita solo a pagamento…. e cosi via.

A questi genitori vorremmo dire che non sono soli , c’è un esercito di persone che vede il loro operato ogni giorno e soprattutto li vedono  i loro figli disabili e non.

Quando ti prendi cura di loro, li lavi , li vesti, gli prepari da mangiare, li rimproveri, li porti a spasso o li aiuti a conquistarsi le loro piccole autonomie (se possibile) trasmetti amore infinito, fiducia   e determinazione e loro lo percepiscono  statene sicuri.

I risultati migliori Martina li ha conseguiti per sfida, anche se non lo sapeva, non Le abbiamo mai fatto percepire che alcune esperienze non sarebbe stata in grado di superarle ma anche nel caso di insuccesso la  sua macchina ha continuato a correre normalmente e Lei  è andata avanti.

Il mondo dei disabili visto dalla nostra angolazione è molto condizionato dal tipo di patologia che i nostri figli hanno. Da vicino capiamo il dolore di coloro che non possono parlare di progressi, di conquiste, di indipendenza perché la malattia progredisce o è già scritta e viviamo  ogni giorno uguale all’altro con la stanchezza del presente e la paura per il loro futuro,  dopo di noi.

Il dopo di noi cui ci riferiamo non è quello delle provvidenze economiche o di conquiste legislative ma quello del raggiungimento dell’inclusione sociale, parola difficile e politicamente diffusa.

Per capirla  (e qui ci rivolgiamo al resto del mondo) basta dire che le parole contrarie sono  solitudine,  inferiorità certificata e ciò che è peggio una giornata con almeno 12 ore da fargli riempire .

Apriamo gli occhi, facciamo piccoli gesti che vedono tutti, educhiamoci all’inclusione, la vita è una ruota che gira….

Cominciamo con  la sensibilizzazione dei ragazzi in famiglia fin da piccoli, dall’asilo fino al termine della   scuola dell’obbligo,   con  crediti formativi  per ragazzi che si prestano  per attività pomeridiane insieme a chi è più debole, che può essere anche il figlio di divorziati, il timido, il dislessico, il gay o il tossicodipendente,  diciamolo!

Ci si  apriranno gli occhi su  un mondo pieno di persone che hanno  bisogno di aiuto perché diversità non è solo disabilità.

La conoscenza dei problemi altrui e l’amicizia gratuita può aiutare tutti,  normodotati e non, cosi come  crescendo  l’inserimento lavorativo.

L’esperienza sul campo con l’alternanza scuola lavoro  e simili, per i disabili  dovrebbe essere potenziata  perché mette alla prova non solo i ragazzi  ma anche lo scetticismo di  molti datori di lavoro  e genitori che non ne  percepiscono l’utilità futura.

Il lavoro nobilita anche l’uomo disabile, anzi lo fortifica.

L’impegno di alzarsi ogni mattina  per contribuire a fare un qualcosa, stare in mezzo agli altri, parlare, vestirsi bene è la migliore medicina per alcuni, per altri semplicemente  l’amicizia, far parte di una chat, l’appuntamento per la pizza, “gl’attedio “ per una partita tutti insieme,  la voce di chi ti ama e non ti fa sentire solo anche se mamma e papà non ci sono più.

Obiettivo normalità questo è il messaggio che ci sentiamo di diffondere.